Al via la costituente del Pd
Marini pensa a come allontanarsi da W., ma il CaW non è finito
Movimenti mariniani. Più che la questione sulla collocazione europea, più che il dibattito sull’effettivo peso di correnti e fondazioni, e più che tutti i retroscena sul possibile successore di Romano Prodi (la cui scelta potrebbe slittare a fine anno), c’è un aspetto che più di ogni altro rischia di dare un contributo notevole al logoramento della leadership di Walter Veltroni. Clicca e leggi Il Cav. molto euroattivo dice ad alta voce quel che pensa Sarkozy Clicca e leggi Pur di ottenere il federalismo, la Lega è disposta perfino a votare sì all'Europa

Movimenti mariniani. Più che la questione sulla collocazione europea, più che il dibattito sull’effettivo peso di correnti e fondazioni, e più che tutti i retroscena sul possibile successore di Romano Prodi (la cui scelta potrebbe slittare a fine anno), c’è un aspetto che più di ogni altro rischia di dare un contributo notevole al logoramento della leadership di Walter Veltroni. Così, nelle ore precedenti alla convocazione odierna dell’Assemblea nazionale del partito, tra i segnali minacciosi registrati dal segretario del Pd quello più pericoloso riguarda senz’altro Franco Marini. Racconta un parlamentare del Pd che da qualche settimana l’ex presidente del Senato considera quella di Veltroni “un’esperienza destinata a volgere al termine”. Il punto è che il filo che fino a qualche tempo fa legava il triangolo formato dagli ex Popolari non è più così unito come un tempo: Giuseppe Fioroni e Dario Franceschini continuano a investire sulla “nuova stagione” e per non perdere capacità d’azione da tempo provano a trasformare Marini in semplice padre nobile del partito. Dall’altro lato, però, Marini (che difficilmente sarà presidente del Pd) è intenzionato a non farsi mettere da parte e per non trovarsi impreparato alla possibile successione del segretario ha scelto di intensificare i sui rapporti con Massimo D’Alema. Anche per questo, l’onorevole Nicodemo Oliviero, uomo fidato di Marini, è presente nelle liste dei parlamentari iscritti alla Fondazione ItalianiEuropei e non è un mistero che il dialogo con l’ex ministro sarà favorito anche grazie alle idee condivise a proposito di riforma elettorale. Marini e D’Alema la vogliono riscrivere in tedesco e W. invece no. Ma nella dolce rottura tra gli azionisti di maggioranza del Pd c’è dell’altro ed è anche qualcosa in più che una coincidenza: perché nella stessa sera in cui gli ex Ppi del Pd si preparavano per l’Assemblea di oggi e domani, Marini era invece da tutt’altra parte, a cena con Francesco Rutelli a discutere di Europa. Sarebbe sbagliato parlare di vera rupture, ma come spiega un senatore del Pd “tra gli alleati più fedeli alla linea del segretario oggi c’è qualcuno come Marini disposto a non difendere più Veltroni in modo incondizionato ”.
Movimenti del CaW. E’ vero: pochi giorni fa era stato Walter Veltroni a spiegare con toni definitivi che con Silvio Berlusconi “il dialogo è finito”. Non c’è dubbio che nelle prossime settimane il segretario del Pd farà la parte di quello duro nei confronti del leader della maggioranza, ma dall’altra parte è difficile contestare che il motore del CaW abbia ormai innescato una serie di processi per certi versi irreversibili. E non saranno pochi i casi in cui ci si ritroverà di fronte a inevitabili parlamentari inguacchioni. In fondo, dopo aver ricevuto tra martedì e mercoledì al Quirinale sia Veltroni sia Berlusconi, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha lanciato un messaggio chiaro ai leader della maggioranza e dell’opposizione e ha chiesto di non tradire quel clima nuovo di dialogo parlamentare costruttivo. Su che cosa? Il CaW proverà a ricompattarsi partendo dalla Rai e molto dipenderà dalla disponibilità che il centrodestra offrirà sulle nomine della presidenza, del cda e della Vigilanza (ieri la maggioranza ha però respinto la candidatura di Leoluca Orlando dell’Italia dei valori). Per il resto, come spiega al Foglio Ermete Realacci ministro ombra del Pd, “ci sono dei terreni su cui un rapporto tra maggioranza e opposizione è indispensabile quali che siano i rapporti e le condizioni del dialogo. Posso dire che il Pd avrà un atteggiamento costruttivo non soltanto sulle riforme istituzionali, ma anche sulla riforma elettorale europea, sulla questione dei rifiuti e sulla sicurezza. L’opposizione non avrà uno stile ispirato al tafazzismo e non diremo di no a tutte quelle leggi che negli ultimi mesi abbiamo dimostrato di condividere”. Sulla Finanziaria, dice Realacci, “dovremo valutare punto per punto un testo che ancora non conosciamo”. Ma chissà che anche per il pacchetto Tremonti non valgano le parole usate da W. due giorni fa: “Faremo un’opposizione dura ma non torneremo al passato”.
Movimenti del CaW. E’ vero: pochi giorni fa era stato Walter Veltroni a spiegare con toni definitivi che con Silvio Berlusconi “il dialogo è finito”. Non c’è dubbio che nelle prossime settimane il segretario del Pd farà la parte di quello duro nei confronti del leader della maggioranza, ma dall’altra parte è difficile contestare che il motore del CaW abbia ormai innescato una serie di processi per certi versi irreversibili. E non saranno pochi i casi in cui ci si ritroverà di fronte a inevitabili parlamentari inguacchioni. In fondo, dopo aver ricevuto tra martedì e mercoledì al Quirinale sia Veltroni sia Berlusconi, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha lanciato un messaggio chiaro ai leader della maggioranza e dell’opposizione e ha chiesto di non tradire quel clima nuovo di dialogo parlamentare costruttivo. Su che cosa? Il CaW proverà a ricompattarsi partendo dalla Rai e molto dipenderà dalla disponibilità che il centrodestra offrirà sulle nomine della presidenza, del cda e della Vigilanza (ieri la maggioranza ha però respinto la candidatura di Leoluca Orlando dell’Italia dei valori). Per il resto, come spiega al Foglio Ermete Realacci ministro ombra del Pd, “ci sono dei terreni su cui un rapporto tra maggioranza e opposizione è indispensabile quali che siano i rapporti e le condizioni del dialogo. Posso dire che il Pd avrà un atteggiamento costruttivo non soltanto sulle riforme istituzionali, ma anche sulla riforma elettorale europea, sulla questione dei rifiuti e sulla sicurezza. L’opposizione non avrà uno stile ispirato al tafazzismo e non diremo di no a tutte quelle leggi che negli ultimi mesi abbiamo dimostrato di condividere”. Sulla Finanziaria, dice Realacci, “dovremo valutare punto per punto un testo che ancora non conosciamo”. Ma chissà che anche per il pacchetto Tremonti non valgano le parole usate da W. due giorni fa: “Faremo un’opposizione dura ma non torneremo al passato”.